Avv. Antonio  Zecca
Studio Legale
 

 

 

Cass. Civ. Sezione II

Sentenza 2 luglio 2004, n. 12127

Svolgimento del processo

Con sentenza 4.5.98, il tribunale di Latina, accogliendo la domanda proposta per citazione 25.10.83 da F.S. e S.C. nei confronti di B., O., A. ed I.T., costoro condannava ad arretrare il fabbricato di loro proprietà alla distanza di cinque metri dal confine con il fondo appartenente alla controparte, sulla considerazione che l'edificazione avesse avuto luogo in violazione della distanza legale minima dai confini interni introdotta dalla variante al programma di fabbricazione vigente nel Comune di Formia, approvata con deliberazione consiliare 20.10.71, concernente l'estensione della disciplina dettata per altra zona anche alla zona interessata dalla costruzione, in precedenza non ancora regolamentata.

Avverso tale decisione i T. proponevano gravame cui resistevano lo S. e la C..

Decidendone con sentenza 12.4.00, la corte d'appello di Roma lo accoglieva, così respingendo l'originaria domanda attorea, rilevando come il primo giudice non avesse tenuto conto che, all'epoca della realizzazione dell'edificio de qua, accertata tra il 1972 ed il 1976, la norma urbanistica applicata, adottata con la variante al piano di fabbricazione, non aveva ancora acquistato efficacia vincolante, questa conseguendo non alla sola deliberazione d'una disciplina urbanistica da parte del consiglio comunale ma all'esito dell'iter amministrativo concludentesi con l'approvazione della stessa da parte del competente organo di controllo, approvazione nella specie non intervenuta donde la legittimità dell'opera in quanto rispettosa della disciplina dettata dall'art. 873 CPC applicabile alle zone edificabili non regolamentate.

Lo S. e la C. impugnavano per Cassazione la sentenza di secondo grado con ricorso affidato ad un unico motivo.

Resistevano i T. con controricorso contestualmente proponendo, a loro volta, ricorso incidentale condizionato.

Entrambe le parti depositavano memorie.

Motivi della decisione

Preliminarmente, due ricorsi, proposti avverso la medesima sentenza e tra loro connessi, vanno riuniti ex art. 335 CPC..

Si dolgono i ricorrenti principali - denunziando violazione e falsa applicazione di norme di diritto - che la corte territoriale, facendo inappropriato riferimento alla decisione 16.6.16.6.62 n. 512 del Consiglio di Stato Sez, 5^, abbia erroneamente ritenuto che per l'efficacia delle norme adottate con variante al piano di fabbricazione sia necessaria l'approvazione dell'organo amministrativo di controllo, prevista invece, dall'art. 10 L 17.8.42 n. 1150, per le sole varianti ai piani regolatori, come stabilito con la decisione 2.12.82.12.80 n. 1132 dal Consiglio di Stato Sez. 4^, e non abbia considerato che la variante in discussione era stata ritenuta pienamente efficace ed operativa dalla decisione del TAR Lazio 29.11.78 n. 932.

La censura non merita accoglimento.

Anzi tutto, sebbene sia pacifico che il ricorso in sede di legittimità non sia inammissibile, come deducono i controricorrenti, per il solo fatto che non vi siano indicati gli articoli di legge dei quali si deduce la violazione, tuttavia è pur sempre necessario che, nel chiederne la cassazione per il motivo di violazione di norma di diritto, il ricorrente indichi per quale aspetto la decisione impugnata sia in contrasto con una norma di legge ed avrebbe perciò potuto essere diversa, id est svolga argomenti dal cui insieme sia consentito desumere quali siano le norme od i principi di diritto che si assumono violati, spettando poi a questa Corte di verificare la conformità della decisione sulla questione controversa alla norma che sarebbe dovuta esservi applicata (ex pluribus, Cass. 17.7.01 n. 9652 SS.UU., 7.4.00 n. 4349, 7.5.99 n. 4567, 23.3.99 n. 2750, 14.8.98 n. 8013).

Come più volte sottolineato da questa Corte, infatti, nei motivi posti a fondamento dell'invocata cassazione della decisione impugnata ex art. 360 n. 3 CPC, i vizi di violazione di legge vanno dedotti, a pena d'inammissibilità, mediante la specifica indicazione delle ragioni per le quali determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata si assumono in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l'interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità e/o dalla prevalente dottrina, diversamente non ponendosi la Corte regolatrice in condizione d'adempiere al suo istituzionale compito di veri-ficare il fondamento della lamentata violazione; ond'è che risulta inidoneamente formulata, ai fini dell'ammissibilità del motivo ex art. 360 n. 3 CPC, la critica delle soluzioni adottate dal giudice del merito, nel risolvere le questioni giuridiche poste dalla controversia, operata dal ricorrente non mediante puntuali contestazioni delle soluzioni stesse nell'ambito d'una valutazione comparativa con le diverse soluzioni prospettate nel motivo, bensì, come nella specie, mediante la mera apodittica contrapposizione di queste ultime a quelle desumibili dalla motivazione della sentenza impugnata (e pluribus, Cass. 2.8.02 n. 11530, 1.8.01 n. 10475, 27.4.01 n. 6123, 16.4.99 n. 3805) I ricorrenti, in vero, che già con la generica intestazione del motivo per "violazione e falsa applicazione di norme di diritto" mostrano il difetto di specificità del motivo stesso, limitandosi ad indicare una decisione del TAR Lazio, neppure nel contesto di esso espongono in alcun modo quali siano non solo la disposizione normativa, ma almeno le ragioni giuridiche od i principi di diritto, sui quali basano l'apodittico asserto per cui le deliberazioni adottate dai Comuni aventi ad oggetto varianti ai piani di fabbricazione non necessiterebbero dell'approvazione da parte dell'autorità tutoria, nè spiegano in qual modo il giudice a quo le une o gli altri avrebbe violato, onde il motivo è da considerare inammissibile ex art. 366 n. 4 CPC. Esso è, d'altra parte, anche infondato.

Con la pronunzia della Corte Costituzionale del 20.3.78 n. 23, infatti, è stato affermato l'intervenuto superamento dell'iniziale divario tra programma di fabbricazione e piano regolatore generale, e riconosciuto al primo, con dovizia d'argomentazioni tratte dall'evoluzione della legislazione in materia, la natura di strumento di sistemazione urbanistica tipico e normale del territorio comunale, onde dottrina e giurisprudenza prevalenti concordano nel ritenere che i programmi di fabbricazione siano da assimilare ai piani regolatori generali ed, al pari di questi, costituiscano strumenti urbanistici, con la conseguenza che, così come sono legittimi i vincoli negli stessi imposti agli immobili di proprietà privata, parimenti l'adozione e l'approvazione degli stessi devono seguire il medesimo procedimento previsto per i regolamenti edilizi, dei quali costituiscono parte integrante in sostituzione del piano regolatore generale in pendenza della sua approvazione, e ciò vale anche per le varianti apportate all'uno al pari di quelle apportate all'altro (nella giurisprudenza amministrativa si afferma, direttamente od indirettamente, la necessità dell'approvazione alle varianti al piano di fabbricazione, e pluribus, in TAR Marche 21.2.95 n. 79, TAR Veneto 7.5.85 n. 340, TAR Abruzzo 24.3.82 n. 126, Cons. St. Sz. 4^ 30.3.87 n. 198, Cons. St. Sz. 4^ 8.2.86 n. 91, Cons. St. Sz. 4^ 20.3.85 n. 96, Cons. St. Sz. 4^ 13.6.84 n. 469, Cons. St. Sz. 6^ 15.6.83 n. 493, Cons. St. Sz. 5^ 30.4.82 n. 362, Cons. St. Sz. 4^ 15.4.80 n. 405, Cons. St. Sz. 4^ 28.2.78 n. 155).

Del che si ha conferma legislativa con l'art. 25 della L 28.2.85 n. 47 che, nel prescrivere la semplificazione delle procedure, prevede la semplificazione, appunto, ma non l'abolizione dell'approvazione, modalità di controllo successivo, degli strumenti attuativi in variante agli strumenti urbanistici generali, mentre espressamente prevede l'abolizione dell'autorizzazione, modalità di controllo preventivo, all'adozione degli stessi.

Orbene - poichè le norme urbanistiche acquistano efficacia vincolante non alla data della loro adozione da parte dei competenti enti pubblici territoriali, ma solo quando, compiuto l'iter previsto dalla legge, vengano approvate dall'organo a ciò preposto e, per diventare esecutivi ed acquistare efficacia normativa, devono altresì, dopo detta approvazione, essere portati a conoscenza dei destinatari nei modi di legge, ossia mediante pubblicazione da eseguirsi con affissione all'albo pretorio, essendo tale pubblicazione condizione necessaria per l'efficacia e l'obbligatorietà dello strumento urbanistico, senza possibilità d'efficacia retroattiva dalla data d'approvazione da parte dell'organo di controllo - prima dell'approvazione e della pubblicazione le disposizioni contenute negli strumenti urbanistici o, come si è sopra evidenziato, nelle varianti agli stessi, essendo prive dell'efficacia propria delle norme giuridiche, non valgono ad integrare sostitutivamente la disposizione fondamentale dettata dall'art. 873 CC in tema di rapporti di vicinato, con la conseguenza che, sino a dette approvazione conclusiva e pubblicazione, tali rapporti restano regolati dalle precedenti norme locali tuttora In vigore o, in mancanza, dal codice civile o da leggi speciali, non rilevando l'obbligatoria applicazione delle misure di salvaguardia di cui agli artt. 1 della L. 3.11.52 n. 1902 e 3 della L. 6.8.67 n. 675 integrativa dell'art. 10 della L. 17.8.42 n. 1150, atteso che tali misure sono rivolte ai Sindaci ed ai Prefetti per fini d'interesse pubblico e non interferiscono, quindi, sulla disciplina dei rapporti privati.

Correttamente, pertanto, in difetto di prova dell'avvenuta approvazione da parte dell'autorità tutoria e della successiva pubblicazione della disposizione in variante al programma di fabbricazione deliberata dal Comune di Formia il 20.10.71, della quale si discute, alla data d'inizio dei lavori autorizzati ai T. con licenza 12.1.71, ed essendo rimasta estranea al thema decidendum la possibile questione dell'applicabilità dello ius superveniens ove il procedimento amministrativo avesse avuto compiuto svolgimento prima del termine dei lavori eventualmente protrattosi oltre il quello d'efficacia della licenza, il giudice a quo ha ritenuto legittima l'edificazione realizzata dai medesimi T. nel rispetto delle distanze stabilite nell'art. 873 CC. L'esaminato motivo non meritando accoglimento, il ricorso va, dunque, respinto.

Il ricorso incidentale condizionato rimane, consequenzialmente, assorbito.

Sussistono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

LA CORTE riuniti i ricorsi, respinge il principale, dichiara assorbito l'incidentale condizionato, compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 febbraio 2004.

Depositato in Cancelleria il 2 luglio 2004.

 

INDIETRO