Avv. Antonio  Zecca
Studio Legale
 

 

Tribunale civile di Roma – Sezione prima – Sentenza 13 giugno - 25 luglio, n. 25144

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 

Con citazione notificata il 16 novembre 1999 Priebke Erich  conveniva in giudizio la Società Editrice Il Messaggero Spa, il direttore del quotidiano Il Messaggero Pietro Calabrese e la giornalista Raffaella Troili nonché la Sig.ra P. chiedendo che venissero accolte le seguenti conclusioni: a) accertare e  dichiarare che le accuse mosse - nell'articolo del 7 novembre 1998 - dalla Sig.ra P. al Sig. Erich Priebke di aver torturato il Sig. Nicola Ugo S. e di avergli altresì sfondato  il torace sono destituite di fondamento e integrano gli estremi del delitto di diffamazione aggravata a mezzo stampa o comunque una gravissima lesione dell'onore, della reputazione e della dignità morale dell'attore; b) accertare e dichiarare parimenti responsabili del delitto di diffamazione aggravata a mezzo stampa la Sig.ra Raffaella Troili e il Dott. Pietro Calabrese nella riferita qualità e quest'ultimo - in subordine - comunque ai sensi dell'art. 57 c.p. qualora non fosse ravvisato il suo concorso personale nella pubblicazione dell'articolo; per l'effetto condannare i convenuti in solido a ciascuno per quanto di ragione, a risarcire al Sig. Erich Priebke i danni morali, patiti e patiendi in conseguenza della pubblicazione dell'articolo de quo, danni da liquidarsi, anche in via equitativa ex art. 1226 c.c., in lire 100.000.000 o del suo equivalente in euro, ovvero in quella somma minore o maggiore che sarà ritenuta di giustizia oltre rivalutazione monetaria e interessi; condannare i convenuti in solido, a ciascuno secondo ragione, a corrispondere al Sig. Erich Priebke a titolo di riparazione pecuniaria ex art. 12 L. n. 47/48, la somma di Lire 50.000.000 o il suo equivalente in euro, ovvero (…)
spese dei convenuti in solido, del testo integrale della sentenza o, in subordine, dell'estratto per ciascuno, sul quotidiano Il Messaggero.

 (…) domanda riconvenzionale. Quindi la causa proseguiva per la trattazione.
Rigettata la richiesta di prova testimoniale formulata dalla Sig.ra S. la causa veniva rinviata per le conclusioni.
L'attore rinunciando alla domanda di risarcimento del danno così precisava: «Piaccia al Tribunale...: a) accertare e dichiarare che la causa mossa dalla Sig.ra P. al Sig. Erich Priebke di aver torturato il Sig. Nicola UgoS. e di avergli altresì sfondato il torace - pubblicato nell'articolo/intervista apparso sul quotidiano Il Messaggero del 7 novembre 1998 - sono destituite di fondamento e di veridicità per l'effetto ordinare la pubblicazione, a cura e spese dei convenuti in giudizio, del testo integrale della sentenza o in subordine dell'estratto per riassunto sul quotidiano Il Messaggero».

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda proposta nei confronti della Sig.raS. è fondata.
Invero l'affermazione che Priebke torturò il Sig. Nicola UgoS. sfondandogli il torace è rimasta indimostrata nel corso del giudizio e non può pertanto considerarsi vera. Al contrario l'attore ha dimostrato, attraverso la produzione del relativo referto, che l'esame autoptico compiuto dal Prof. Attilio Ascarelli non ha accertato la sussistenza di lesioni diverse da quelle provocate dal proiettile che ha ucciso Nicola Ugo S..
All'accoglimento della domanda consegue la condanna della convenuta alla rifusione delle spese di lite.
Quanto alla posizione del giornale, da esaminare solo per il riflesso sulle spese del giudizio, dal momento che l'attore ha rinunciato alla domanda di risarcimento dei danni, ritiene questo giudice che la domanda non sia fondata.
E' noto che in tema di diffamazione a mezzo della stampa, anche in sede civile, il giudice deve valutare la sussistenza dell'eventuale reato di cui all'art. 595 c.p. in relazione al corretto esercizio del diritto di cronaca e di critica ex art. 51 c.p. e 21 Cost. alla luce dell'interpretazione data da Corte Cost. n. 175 del 1971. E' altresì noto che secondo la giurisprudenza (cfr. Cass. 18/10/84, n. 5259, Cass. 7/2/96, nn. 982 e 978) la configurabilità dell'esimente richiede i seguenti profili caratterizzanti:
a) è anzitutto necessario che la notizia pubblicata sia oggettivamente vera o che comunque ne sia stata accuratamente accertata e controllata la verità


 

(…)


dibattito e fornire al pubblico un quadro più genuino possibile della vicenda esposta, atto ad orientare il giudizio anche sul personaggio intervistato.
Pertanto, non solo è tenuto a riportare il testo dell'intervista nella sua integralità, quanto deve rimanere per così dire "neutrale" dinanzi alla pur libera esternazione del soggetto interrogato. Quest'ultimo, qualora le sue parole integrino una lesione della altrui reputazione, non può non assumere la responsabilità di quanto pronunciato, anche se poi intenda far valere la scriminante del diritto di critica. Nel caso in cui venga ravvisata la non punibilità dell'intervistato per esercizio di quest'ultimo diritto, è del  tutto conseguenziale l'estensione dell'esimente anche al giornalista. Qualora invece venga esclusa la scriminante per l'intervistato, nulla esclude che il giornalista possa a propria volta invocare il diritto di cronaca.
Sotto il profilo dell'interesse generale alla conoscenza dell'intervista, si richiede poi che l'intervista coinvolga "personaggi pubblici" (in veste di intervistato non meno che in quella di soggetto attinto dai giudizi diffamatori), nell'ambito di un dibattito provocato dalle esternazioni di uno di essi. La diffusione dell'intervista risponde perfettamente in tal caso alla funzione informativa della stampa e soddisfa correttamente l'esigenza di approfondire la conoscenza di soggetti (si ripete, intervistato non meno che persona interessata dal giudizio critico) agli apici della vita politica, cultural o economica del paese, attraverso le modalità delle loro espressioni verbali.
Quanto infine al requisito della continenza, esso esige che il giornalista si ponga in posizione di "testimone" obiettivo di quanto è stato detto, limitandosi a sintetizzare nel titolo il contenuto critico dell'intervista, a spendere semplici espressioni volti a presentare l'intervistato ed a porre quesiti strettamente funzionali alla manifestazione della sua opinione (cfr. Cass. Pen. 14/12/99, n. 2144).
Nel caso di specie la giornalista si è limitata a riportare quanto detto dalla Sig.raS. e mai smentito, nemmeno in questo giudizio, senza aggiungere commenti o riportare la notizia in termini di verità assoluta. Sussiste quindi sia il requisito della verità della notizia che quello della continenza .
Non può porsi in dubbio infine l'esistenza dell'interesse pubblico della notizia, in relazione sia alla persona torturata sia a quella del Sig. Priebke per molto tempo al centro di un interesse collettivo.
L'attore va pertanto condannato alla rifusione delle spese di lite nei confronti de Il Messaggero Spa, Calabrese Pietro e Troili Raffaella.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando, così provvede:
- dichiara la natura diffamatoria dei confronti di Erich Priebke delle affermazioni della Sig.ra P. contenute nell'articolo/intervista apparso sul quotidiano Il Messaggero del 7.11.1998;
- dispone la pubblicazione per estratto della presente sentenza sul quotidiano "Il Messaggero" a cura e spese della convenuta P. nel termine di venti giorni dal passaggio in giudicato della presente sentenza;
- condanna la convenuta alla rifusione delle spese di lite che liquida in complessive 3.000,00 €, di cui 2.000,00 € per onorari oltre IVA e CPA come per legge;
- rigetta la domanda proposta Priebke Erich nei confronti de Il Messaggero Spa, Calabrese Pietro e Troili Raffaella;
- condanna l'attore alla rifusione delle spese di lite nei confronti de Il Messaggero Spa, Calabrese Pietro e Troili Raffaella che liquida in complessive 3.000,00 €, di cui 2.000,00 € per onorari e CAP come per legge.
 


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