Avv. Antonio  Zecca
Studio Legale

 

 

Consiglio di Stato, V sezione, del 17 marzo 2003 sentenza n. 1357

L’ordine di demolizione - l’obbligo dell’avviso di avvio del procedimento per gli atti vincolati - giurisprudenza - la violazione dell’art. 7 della L. 7.8.1990 n. 241 - le norme in materia di partecipazione - applicazione - la partecipazione del destinatario del provvedimento - casi in cui l’omissione della comunicazione di inizio del procedimento comporta l’illegittimità dell’atto conclusivo - osservazioni ed opposizioni idonee ad incidere, in termini favorevoli, sul provvedimento finale.

 

La giurisprudenza, dopo un iniziale orientamento negativo in ordine alla necessità dell’avviso di avvio del procedimento per gli atti vincolati (e, quindi, anche per l’ordine di demolizione), non implicando l’adozione del provvedimento valutazioni di natura discrezionale né l’accertamento di circostanze di fatto suscettibili di vario apprezzamento, ha ritenuto che la natura vincolata di un provvedimento non esclude l’obbligo dell’avviso dell’avvio del procedimento qualora i presupposti del provvedimento, pur essendo stabiliti in modo preciso e puntuale dalle norme, richiedano comunque un accertamento, nel cui ambito deve essere garantita al privato la possibilità di prospettare fatti ed argomenti in suo favore (cfr. C.d.S., Sez. V, 23.4.1998 n. 474; Cass., SS.UU., 1.4.2000 n. 82). Tale indirizzo è stato più recentemente ribadito (cfr. C.d.S., Sez. V, 22.5.2001 n. 2823) sebbene con alcune puntualizzazioni basate sulla fondamentale considerazione che le norme in materia di partecipazione non debbono essere applicate meccanicamente e a fini meramente strumentali, ma solo quando la comunicazione stessa apporti una qualche utilità all’azione amministrativa, coerentemente alla funzione di arricchimento sul piano del merito e della legittimità che possa derivare dalla partecipazione del destinatario del provvedimento. Si è, pertanto, precisato che l’omissione della comunicazione di inizio del procedimento comporta l’illegittimità dell’atto conclusivo tutte le volte che il soggetto non avvisato possa poi provare che, ove avesse avuto l’opportunità di partecipare tempestivamente al procedimento, avrebbe potuto presentare osservazioni ed opposizioni eventualmente idonee ad incidere, in termini a lui favorevoli, sul provvedimento finale.

 

 

TAR Campania - Napoli, Sezione IV - Sentenza 5 maggio 2003 n. 4435

Urbanistica - opera precaria - natura - qualificazione in termini di vera e propria costruzione edilizia - la non facile e rapida rimovibilità dell'opera precaria - incidenza urbanistica dell’opera - roulotte all’interno di un suolo privato - situazione di stabilità e definitività della installazione.

 

Il deposito di una roulotte all’interno di un suolo privato debba qualificarsi quale costruzione urbanisticamente rilevante in presenza di indici in grado di supportare il carattere non precario della installazione (T.A.R. Catanzaro n. 530 del 27 aprile 1999; T.A.R. Genova n. 202 del 3 maggio 1999 "Tutti gli interventi edilizi suscettibili di produrre una significativa trasformazione urbanistica dell'area su cui insistono sono soggetti a concessione di costruzione; pertanto, anche la sistemazione stabile di una roulotte, con relativi preingressi costituiti da verande in telaio sostenute da strutture in ferro e pedane lignee allacciate alla civica conduttura dell'acqua e fornite di energia elettrica, necessita del previo rilascio del detto titolo"). In particolare, la non facile e rapida rimovibilità dell'opera ovvero il tipo più o meno fisso del suo ancoraggio al suolo e la durata nel tempo del manufatto stesso costituiscono chiare manifestazioni della incidenza urbanistica dell’opera che, in tali condizioni, necessita di concessione edilizia (T.A.R. Aquila n. 583 del 29 luglio 2000; T.A.R. Genova n. 202 del 3 maggio 1999). (Nella fattispecie la roulotte ha assunto le caratteristiche della stabilità e permanenza in relazione alla ubicazione della stessa ed al notevole lasso di tempo intercorso dalla sistemazione della medesima. In particolare, quanto alla ubicazione della roulotte, il provvedimento impugnato evidenzia che la stessa insiste "su terrazzamento privo di passo carrabile" con conseguente assunzione del carattere di definitività della installazione in vista della impossibile rimozione della roulotte se non per attraverso la creazione di un apposito passo carrabile. D’altra parte, il notevole lasso di tempo intercorso dal deposito della roulotte ha anch’esso concorso a determinare una situazione di stabilità e definitività della installazione che ha quindi assunto tutte le caratteristiche rilevanti ai fini della qualificazione in termini di vera e propria costruzione edilizia).

 

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