Avv. Antonio  Zecca
Studio Legale
 

 
Cass. Pen. 3^ Sez. Penale n.42215 ud. del 22.10.2002 


Motivi della decisione:

con sentenza del 13.2.2001 il Tribunale di Varese sd Gavirate, ha ritenuto S A responsabile – condannandolo alla pena di giustizia – dei reati previsti dagli artt. 20 lett. c) comma 1 della L. 47/85 art. 1 sexties L. 431/1985 ( ora art. 163 Dlvo 490/99) per avere, nella sua qualità di direttore dei lavori. Realizzato in zona vincolata e privo d’autorizzazione ambientale, una recinzione in difformità dall’autorizzazione nonché due tettoie senza concessione. La decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Milano, con la sentenza in epigrafe precisata, per l’annullamento della quale l’imputato ricorre in Cassazione deducendo:
che non è ravvisabile nella sua condotta alcune negligenza o omessa vigilanza dal momento che il committente – appaltatore delle opere ha eseguito i lavori personalmente in breve lasso di tempo privandolo della possibilità di adempiere il suo mandato;
che la confusione dei ruoli tra committente ed appaltatore ha reso inutile un controllo più assiduo, da parte sua, di quello effettuato;
che trattandosi di interventi soggetti ad autorizzazione , egli non era gravato dell’obbligo di cui all’art. 6 della L. 47/85 in virtù del quale il direttore è responsabile unicamente della conformità dell’opera alla concessione;
che non è configurabile la violazione dell’art. 1 sexies della L. 431/85 perché l’autorizzazione edilizia era preceduta da quella ambientale e non vi è stato alcun impatto negativo sul territorio.
Il collegio ritiene che le deduzioni del ricorrente siano meritevoli di accoglimento per i seguenti motivi.
È innanzitutto opportuno chiarire quali siano i compiti, e connesse responsabilità penali, del direttore dei lavori; egli è un professionista abilitato, incaricato dall’appaltatore o dal committente, che sovrintende alle opere, assumendo la responsabilità tecnica della loro esecuzione.
A norma dell’art. 6 comma 1 della L. 47/85 il direttore dei lavori è tra i soggetti tenuti all’osservanza della conformità della edificazione alla concessione ed alle modalità esecutive stabilite nella medesima; pertanto il compito di controllo di tale soggetto ( la cui violazione è sanzionata dall’art. 20 L.cit) è circoscritto all’accertamento di un valido provvedimento concessorio ed al suo rispetto.
Nel caso concreto, l’imputato aveva consapevolmente assunto l’incarico professionale, che aveva conseguito rilevanza pubblicistica attraverso la comunicazione al comune; sul punto è stata disattesa e confutata dai Giudici di merito ( con motivato accertamento fattuale insindacabile in sede di legittimità) la contraria tesi difensiva, peraltro, non riproposta nei motivi di ricorso.
Dal testo della sentenza impugnata emerge che le originarie opere da edificare, per le quali l’imputato aveva assunto l’incarico direzionale, erano soggette a regime autorizzatorio; risulta,inoltre, non confutata la tesi difensiva secondo la quale le opere abusive sono state materialmente poste in essere dall’appaltatore – committente all’insaputa dall’imputato.
A costui, però, i giudici di merito contestano il mancato controllo, che gli gravava per la sua posizione di garanzia, sull’andamento della edificazione della quale sostanzialmente si era disinteressato dalla data di inizio lavori (06.03.98) , la cui dichiarazione è sottoscritta dallo S, a quella della constatazione dei reati ( 19.05.98).
Ora è condivisibile la tesi dei Giudici che hanno rilevato come l’imputato sia venuto meno all’obbligo, che aveva assunto con l’incarico di direttore dei lavori, di verificare l’esatta esecuzione degli stessi; tale incuria ha permesso che l’edificazione fosse non conforme al contenuto del provvedimento autorizzatorio ( difformità questa che non è penalmente rilevante sanzionata dall’art. 20 L, 47/85)
Tuttavia, per giungere alla conclusione che l’imputato sia responsabile del reato di edificazione senza concessione occorre dimostrare un suo effettivo contributo causale, di natura morale, alla commissione dell’illecito materialmente posto in essere da altra persona.
La mera inattività nel controllo non è sufficiente dal momento che all’imputato incombeva solo l’obbligo di verificare la conformità dell’opera all’autorizzazione ed il manufatto abusivo è autonomo e non connesso con quello per il quale l’imputato aveva assunto la direzione dei lavori.
Dal testo della gravata sentenza, non emerge alcun elemento dal quale possa ragionevolmente ritenersi , in capo al ricorrente, una condotta di partecipazione al reato edilizio altrui al quale l’imputato deve ritenersi estraneo; tale conclusione si riverbera sul reato ambientale poiché la necessaria autorizzazione era carente solo per le opere soggette a regime concessorio.
Per le esposte considerazioni, il Collegio ritiene di annullare la impugnata sentenza senza rinvio perché l’imputato non ha commesso i fatti.



PQM



La Corte annulla la sentenza impugnata senza rinvio perché l’imputato non ha commesso i fatti.
Roma 22.ottobre 2002
 

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