Avv. Antonio  Zecca
Studio Legale
 

 

Cass. Pen. – Sezione terza  – sentenza 25 febbraio-29 aprile, n. 19766
 

Fatto e Diritto

 

In data 25 ottobre 2002 il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara convalidava il sequestro probatorio (operato dalla Guardia costiera di Ravenna in data 24 ottobre 2002) di:
- 1.000 Kg. di mytilus galloprivincialis, già confezionati in reti di 2 Kg. ciascuna, che per la quasi totalità erano di dimensioni inferiori al minimo stabilito, pari a cm. 5;
- 1.565 Kg. di mytilus galloprivincialis, in attesa di confezionamento, di dimensioni inferiori al minimo stabilito.
Detto sequestro era stato effettuato in relazione all’ipotizzato reato di cui all’articolo 15, lettera c), della legge 963/65.
Con ordinanza 21 novembre 2002 il Tribunale di Ferrara rigettava l’istanza di riesame proposta nell’interesse di Conventi Fernando, quale legale rappresentante della Srl “Goro Pesca”.
Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso il Conventi, il quale ha eccepito:
- la insussistenza del fumus delicti, in quanto l’articolo 91 del Dpr 1639/68 consente una tolleranza di novellame sottodimensionato pari al 10% del quantitativo dell’intera partita di pescato e, nella specie, sarebbe mancata la possibilità di riscontare oggettivamente l’effettiva tolleranza del 10% sul totale catturato.
Il ricorso deve essere rigettato, poiché infondato.
1. In tema di sequestro probatorio, il sindacato del giudice del riesame non può investire la concreta fondatezza dell’accusa (il cui riscontro è riservato al giudice della cognizione nel merito), ma deve essere limitato alla verifica dell’astratta possibilità di sussumere il fatto attribuito ad un soggetto in una determinata ipotesi di reato ed al controllo dell’esatta qualificazione dell’oggetto del provvedimento come corpus delicti (vedi Cass., Sezioni unite, 20/1994).
L’accertamento del fumus commissi delicti va effettuato, pertanto, solo sotto il profilo della congruità degli elementi rappresentati e posti a fondamento del provvedimento, che non possono essere censurati in punto di fatto per apprezzarne la coincidenza con le reali risultanze processuali, ma vanno valutati così come esposti per verificare appunto se consentono di ricondurre l’ipotesi di reato formulata in una di quelle tipicamente previste dalla legge (vedi Cass., sez. VI, 3 marzo 1998, Campo; sez. II, 22 maggio 1997, Acampora; nonché Cass., Sezioni unite, 7/2000, Mariano, che supera e rilegge Cass., Sezioni unite, 23/1997, Bassi).
Il sequestro probatorio è un mezzo di ricerca della prova, sicché per la sua adozione non è necessario che sussistono indizi di colpevolezza nei confronti di una determinata persona, ma è sufficiente che esistano elementi tali da far configurare l’esistenza di un reato e ritenere la relazione necessaria fra la cosa oggetto del sequestro ed il reato stesso, relazione che non ha bisogno di dimostrazione allorché il sequestro cade sul «corpo di reato», vale a dire sulle cose con le quali o mediante le quali esso è stato commesso o che ne costituiscono il prodotto (vedi Cass., sez. VI, 29 gennaio 1998, Sarnataro e sez. I, 3 ottobre 1997, Attaniese).
Ai fini del sequestro di cui trattasi, quindi, non è necessario che il fatto noto sia accertato, ma è sufficiente che risulti ragionevolmente probabile in base a specifici elementi (Cass., sez. VI, 30 aprile 1993, Bermen).
2. La società legalmente rappresenta dal ricorrente commercia prodotti ittici e, nelle celle frigorifere dell’azienda, la Guardia costiera ha rinvenuto il quantitativo dianzi specificato di mytilus galloprivincialis aventi dimensioni inferiori a quelle consentite, da considerarsi quindi «novellame», e cioè prodotto ittico allo stato giovanile, di cui è vietata - ai sensi dell’articolo 15, lettera c), della legge 963/65 (Disciplina della pesca marittima), come sostituito dall’articolo 5 della legge 381/88 - la pesca, la detenzione, il trasporto e la commercializzazione senza preventiva autorizzazione ministeriale.
L’articolo 15, lettera c), della legge 963/65, come sostituito dall’articolo 5 della legge 381/88, vieta - senza preventiva autorizzazione ministeriale - la pesca, la detenzione, il trasporto ed il commercio del novellame di qualunque specie vivente marina oppure delle specie di cui sia vietata la cattura in qualunque stadio di crescita al fine di assicurare la tutela delle risorse biologiche, si applica a tutti i comportamenti in contrasto con divieti che, non potendo essere previsti in modo omnicomprensivo nella legge stessa, vengono dettati con apposito decreto ministeriale, ai sensi dell’articolo 32 della legge medesima.
Le dimensioni minime dei molluschi bivalvi pescabili sono stabiliti dal Regolamento Ce 1624/94 e dall’articolo 89 del Regolamento sulla disciplina della pesca marittima, approvato con Dpr 1639/68 come modificato da successivi decreti ministeriali.
Il modificato articolo 91 del Dpr 1639/68 pone il divieto di pesca (anche) di molluschi sotto misura, che, se eventualmente catturati, devono essere rigettati in mare, ma prevede una tolleranza di non più del 10% sul totale catturato, calcolato sul peso e, ove possibile, sul volume.
Il Dm 21 luglio 1998 del ministero per le Politiche agricole (Disciplina della pesca dei molluschi bivalvi - pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4 agosto 1998, n. 180), all’articolo 3, dopo avere specificato che «le dimensioni minime dei molluschi bivalvi pescabili sono stabilite dall’articolo 89 del Regolamento sulla disciplina della pesca marittima, approvato con Dpr 1639/68, come modificato dai Dm 4 agosto 1982 e 16 luglio 1986», al secondo comma stabilisce che «in ogni confezione del prodotto pescato è ammessa una tolleranza di molluschi bivalvi aventi dimensioni inferiori a quelle previste di non più del 10% calcolato sul peso. Il consorzio (trattasi del consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi, costituito ai sensi del Dm 44/1995), previo parere favorevole del comitato di coordinamento, adotta i provvedimenti necessari per consentire l’applicazione delle previsioni del presente comma con riferimento al singolo sacco di prodotto ovvero all’intera partita».
Lo stesso Dm 21 luglio 1998, all’articolo 13, dispone che «sono abrogati tutti i decreti ministeriali disciplinanti la pesca dei molluschi bivalvi».
Nella fattispecie in esame, dunque, legittimamente risulta ipotizzato il reato di cui all’articolo 15, lettera c), della legge 963/65, tenuto conto della tolleranza che il Dm 21 luglio 1998 riferisce non alla pesca ed al totale catturato bensì alle confezioni di molluschi detenute per il commercio o poste in commercio.
Il contrario orientamento evidenziato dal ricorrente - espresso da Cassazione, sezione III, 8790/98, ricorrente Morri - deve ritenersi superato dalle disposizioni normative successivamente intervenute, poiché quella decisione venne adottata alla pubblica udienza del 15 giugno 1998, allorquando non era ancora in vigore il Dm 21 luglio 1998, pubblicato, come si è detto, nella Gazzetta Ufficiale 4 agosto 1998, n. 180.
In conclusione, alla luce degli elementi acquisiti, della cui sufficienza in sede cautelare non può dubitarsi (spettando al giudice del merito la compiuta verifica), le contrarie argomentazioni difensive non valgono ad escludere la configurabilità del fumus della contravvenzione contestata e deve affermarsi la legittimità del decreto di sequestro e dell’ordinanza di riesame.
Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.


PQM

La Corte suprema di Cassazione,
visti gli articoli 127 e 325 Cpp, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

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