Avv. Antonio  Zecca

Studio Legale

 

REPUBBLICA ITALIANA 
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO 

Il TRIBUNALE PENALE DI IVREA

 

(omissis)

Il Testo unico in materia edilizia (D.P.R. n. 380 del 2001) all'articolo 44 (L) indica le sanzioni penali da irrogare per le violazioni delle norme che stabiliscono le modalità per la regolare realizzazione dei manufatti, in particolare la lettera b), che riproduce il contenuto della lettera b) dell'articolo 20 della legge n. 47 del 1985 (capo di imputazione), punisce con l'arresto fino a due anni e l'ammenda da 5.164 a 51.645 euro chi esegue i lavori in totale difformità o assenza del permesso (in precedenza concessione) ovvero prosegue i lavori nonostante l'ordinanza di sospensione.

L'articolo 136 del medesimo Testo unico, al comma 2, dispone l'abrogazione, dalla data della sua entrata in vigore, di una serie di disposizioni, tra le quali (lettera c) gli articoli 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 16 della legge 28 gennaio 1977, n. 10 e (lettera f) gli articoli 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 25, comma 4, 26, 27, 45, 46, 47, 48, 52, comma 1, della legge 28 febbraio 1985, n. 47.

A norma dell'articolo 138 (L) dello stesso d.P.R. le disposizioni del Testo unico entravano in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2002.

Successivamente il decreto legge 23 novembre 2001, n. 411, pubblicato nella G.U. del 26 novembre 2001, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 21 dicembre 2001, n. 463, ha stabilito, all'articolo 5-bis, la proroga al 30 giugno 2002 del termine di entrata in vigore del d.P.R. n. 380 del 2001 (non anche del d.lgs. e del d.P.R., testi B e C).

La legge di conversione del decreto-legge in esame è stata pubblicata in G.U. il 9 gennaio 2002 (n. 7), quindi dopo che era già spirato il termine del 1° gennaio 2002; ciò ha determinato che il Testo unico sia entrato in vigore alla data originariamente prevista.

Successivamente lo stesso Testo unico, dal 9 gennaio 2002, è stato oggetto, quindi, di  una disposizione che ne ha di fatto posticipato l'efficacia: in tal senso deve essere letto l'articolo 5-bis, giacché non può correttamente definirsi proroga il differimento di un termine dopo la sua scadenza (in tal senso si è espressa la stessa Cassazione penale, sez. III, 23 gennaio - 4 marzo 2002, n. 8556).

Tale differimento è stato ulteriormente posticipato, dapprima, al 1° gennaio 2003 con il decreto-legge n.1 22 del 20 giugno 2002 e poi al 30 giugno 2003 per effetto dell'articolo 2 della legge 1 agosto 2002, n. 185, di conversione del suddetto decreto-legge (G.U. 19 agosto 2002).

Per effetto delle disposizioni normative citate, l'articolo 20 della legge n. 47 del 1985 è stato abrogato dal 1° gennaio 2002 con l'entrata in vigore dell'articolo 136, comma 2, lettera f), del d.P.R. n. 380 del 2001.

La disposizione (articolo 5-bis), che ha differito successivamente, a partire dal 9 gennaio 2002, l'efficacia del Testo unico, non ha stabilito, però, nulla a proposito della disciplina da applicare fino al raggiungimento della data «prorogata», né ha in nessun modo ripristinato l'efficacia della normativa nel frattempo abrogata, comunque si voglia chiamare l'operazione non portata a termine (reviviscenza, ripristino di operatività o altro).

Ritiene il giudicante che, in assenza di un dato formale positivo di fonte legislativa in ossequio al principio di legalità, non sia possibile pervenire ad un giudizio di continuità del tipo di illecito sanzionato, ancorché non vi sia dubbio che l'articolo 44 del Testo unico n. 380 è sostanzialmente identico all'articolo 20 della legge n. 47 del 1985.

Per quanto la vicenda possa dirsi singolare e, auspicabilmente, unica e sebbene possa convenirsi con quanto sostenuto dalla Corte d'Appello di Torino (sez. IV penale, sentenza 21 giugno 2002, Panero) circa l'assenza dell'intenzione del legislatore, nel disporre la proroga, di rendere non punibili le fattispecie previste dall'articolo 20 della legge n. 47 del 1985, appare inevitabile l'applicazione nel caso di specie dell'acolo 2, comma 2, codice penale, con la conseguenza che deve essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

 

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