Avv. Antonio  Zecca
Studio Legale
 

 

 

REGIONE CAMPANIA

LEGGE REGIONALE N. 15 DEL 28 – 11 - 2000
 

NORME PER IL RECUPERO ABITATIVO DI SOTTOTETTI ESISTENTI

BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE CAMPANIA N.56 del 4 dicembre 2000

 

ARTICOLO 1

Finalità e limiti d’applicazione

 

1. La presente legge, ispirata dall’obiettivo di limitare l’utilizzazione edilizia del territorio attraverso la razionalizzazione dei volumi esistenti, mira a promuovere il recupero abitativo di sottotetti, esistenti alla data della sua entrata in vigore.

2. Il  Consiglio Comunale può disporre l’esclusione di parti del territorio comunale dall’applicazione della presente legge.

 

ARTICOLO 2

Nozione di sottotetto

 

1. Si definisce sottotetto il volume sovrastante l’ultimo piano dell’edificio, o di sue parti, compreso nella sagoma di copertura.

 

 

ARTICOLO 3

Condizioni per il recupero

..

1. Il recupero abitativo dei sottotetti esistenti, alla data del 17 ottobre 2000, è ammesso  qualora concorrano le seguenti condizioni:

a) l’edificio in cui è situato il sottotetto deve essere destinato, o è da destinarsi, in tutto o in parte alla residenza;

b) l’edificio in cui è ubicato il sottotetto deve essere stato realizzato legittimamente ovvero, ancorché realizzato abusivamente, deve essere stato preventivamente sanato ai sensi della Legge 28 febbraio 1985 n.47;

c) l’altezza media interna, calcolata dividendo il volume interno lordo per la superficie interna lorda, non può essere inferiore a metri 2,40. Negli edifici siti al di sopra dei 600 metri sul livello del mare è ammessa una riduzione dell’altezza media sino a metri 2,20.

In caso di soffitto non orizzontale, fermo restando le predette

altezze medie, l’altezza della parete minima non può essere inferiore a metri 1,40. Gli eventuali spazi di altezza inferiore al minimo, da non computarsi ai fini del calcolo dell’altezza media  interna , devono essere chiusi mediante opere murarie o arredi fissi e ne può essere consentito l’uso come spazio di servizio destinato a guardaroba ed a ripostiglio. In corrispondenza delle fonti di luce diretta la chiusura di tali spazi non è prescrittiva. Per i locali con soffitti a volta, l’altezza media è calcolata come media aritmetica tra l’altezza

dell’imposta e quella del colmo della volta stessa, misurata dal pavimento al loro intradosso con una tolleranza fino al 5 per cento.

2. Ai  fini  del raggiungimento dell’altezza media, di cui alla lettera c) del comma 1, è consentito l’abbassamento dell’ultimo solaio e la conseguente  modifica della quota d’imposta dello stesso, a condizione che non si incida negativamente sulla statica e sul prospetto dell’edificio, nonché sui requisiti minimi di abitabilità dei locali sottostanti, di cui al decreto del Ministro Sanità datato 5 luglio 1975, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.190 del 18 luglio 1975.

 

ARTICOLO 4

Modalità d’intervento

 

1. Il recupero del sottotetto non deve comportare la modifica dell’altezza di colmo e di gronda né l’inclinazione delle falde.

2. Al fine di assicurare l’osservanza dei requisiti di fruibilità e aeroilluminazione naturale dei locali il recupero abitativo dei sottotetti può avvenire anche mediante l’apertura di porte, finestre, lucernari  e abbaini purché siano rispettati i caratteri formali e strutturali dell’edificio.

 

 

ARTICOLO 5

Ristrutturazioni e contributi

 

1. Gli interventi  diretti al recupero abitativo dei sottotetti sono classificati come ristrutturazione edilizia ai sensi della lettera d) del comma 1 dell’articolo 31, della legge 5 agosto 1978 n.457.

2. Gli interventi, di cui al comma 1, sono soggetti a concessione edilizia e comportano la corresponsione di un contributo commisurato agli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria ed al costo di costruzione, di cui agli articoli 5 e 6 della legge 28 gennaio 1977 n.10, calcolati sulla volumetria resa abitativa secondo le tabelle approvate e vigenti in ciascun comune per le opere di nuova costruzione.

 

ARTICOLO 6

Deroga a normative

 

1. Ferme restando le condizioni di cui al precedente articolo 4, il recupero abitativo dei sottotetti, esistenti alla data del 17 ottobre 2000, può essere realizzato anche in deroga alle prescrizioni delle leggi regionali 20 marzo 1982 n.14, 20 marzo 1982 n.17 e 27 giugno 1987 n.35, dei piani territoriali urbanistici e paesistici, dei provvedimenti regionali in materia di parchi, con esclusione della zona A di cui all’articolo 22 della legge regionale 1 settembre 1993 n.33, nonché degli strumenti urbanistici comunali vigenti o in itinere  e dei Regolamenti Edilizi vigenti.

 

ARTICOLO 7

Dichiarazione d’urgenza

 

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell’articolo 127, secondo comma, della Costituzione ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

2. E’ fatto obbligo, a chiunque spetti, di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Campania.

 

 

REGIONE CAMPANIA

LEGGE REGIONALE N. 19 DEL 28-11-2001

 

PROCEDURE PER IL RILASCIO DELLE CONCESSIONI E DELLE AUTORIZZAZIONI EDILIZIE E PER L’ESERCIZIO DI INTERVENTI EDILIZI SUBORDINATI A DENUNCIA DI INIZIO ATTIVITA’ — APPROVAZIONE DI PIANI ATTUATIVI DELLO STRUMENTO URBANISTICO GENERALE NEI COMUNI OBBLIGATI ALLA FORMAZIONE DEL PROGRAMMA PLURIENNALE DI ATTUAZIONE — NORME IN MATERIA DI PARCHEGGI PERTINENZIALI — MODIFICHE ALLE LEGGI REGIONALI .28 NOVEMBRE 200, N.15 E 24 MARZO 1995, N.8

 

ARTICOLO 1

Procedure per il rilascio della concessione edilizia

 

1. Al momento della presentazione della domanda di concessione edilizia l’ufficio abilitato a riceverla comunica all’interessato il nominativo del responsabile del procedimento di cui agli artt. 4 e 5 della Legge 7 agosto 1990, n.241. L’esame delle domande si svolge secondo l’ordine di presentazione.

2. Entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il responsabile del procedimento cura l’istruttoria, eventualmente convocando una conferenza di servizi ai sensi e per gli effetti dell’art.14 della Legge 7 agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, e redige una dettagliata relazione contenente la qualificazione tecnico-giuridica dell’intervento richiesto e la propria valutazione sulla conformità del progetto alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie. Il termine può essere interrotto una sola volta se il responsabile del procedimento richiede all’interessato, entro quindici giorni dalla presentazione della domanda, integrazioni documentali e decorre nuovamente per intero dalla data di presentazione della documentazione integrativa. Entro il termine perentorio di  dieci giorni dalla scadenza dei sessanta giorni, il responsabile del procedimento formula una motivata proposta all’organo comunale competente all’emanazione del provvedimento conclusivo, ai sensi dell’art.107, terzo comma, del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n.267.

3. In ordine ai progetti presentati, il responsabile del procedimento richiede, entro il termine di cui al comma 2, il parere della commissione edilizia, se prescritto ed ove tale collegio sia costituito, e quello della Commissione Edilizia Integrata, ove sia prescritto il rilascio di parere ambientale. Qualora queste non si esprimano entro il termine predetto, il responsabile del procedimento è tenuto comunque a formulare la proposta di cui al comma 2 ed a redigere una relazione scritta al dirigente competente per materia, indicando le risultanze dell’istruttoria e le proprie valutazioni circa la conformità del progetto alle previsioni degli strumenti urbanistici e alle norme che regolano lo svolgimento dell’attività edilizia, nonchè i motivi per i quali il termine di cui al comma 2)non è stato rispettato.

4. La concessione edilizia è rilasciata entro il termine perentorio di quindici giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 2, qualora il progetto presentato non sia in contrasto con le prescrizioni degli strumenti urbanistici ed edilizi e con le altre norme che regolano lo svolgimento dell’attività edilizia.

5. Il rilascio della concessione edilizia è preceduto, nei casi indicati al comma 3 del presente articolo, da parere obbligatorio e non vincolante della commissione edilizia, se espresso nel termine di cui al comma 2, ovvero, in caso di inutile decorso di quest’ultimo, dalla relazione del responsabile del procedimento, nella fattispecie prevista dal precedente comma 3.

6. Nei Comuni che non abbiano incluso la commissione edilizia tra gli organi ritenuti indispensabili ai sensi della Legge 27 dicembre 1997, n.449, le funzioni della commissione stessa sono attribuite al responsabile dell’ufficio che riveste preminente competenza nella materia.

7. Per i beni sottoposti ai vincoli di cui al Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n.490, la concessione edilizia è altresì preceduta dal rilascio delle autorizzazioni delle Amministrazioni preposte alla tutela dei vincoli stessi, se prescritte. Sino al perfezionamento di tali atti, resta sospeso il termine di cui al comma 2 del presente articolo.  

 

 

ARTICOLO 2

Interventi edilizi subordinati a denuncia di inizio attività

 

 

1. Possono essere realizzati  in base a semplice denuncia di inizio attività:

a) gli  interventi  edilizi,  di  cui   all’art.4  del  decreto  legge  5  ottobre  1993,  n.398, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n.493,come sostituito  dall’art.2, comma 60, della legge 23 dicembre 1996, n.662, lettere a), b), c), d), e), f);

b) le ristrutturazioni edilizie, comprensive della demolizione e della ricostruzione con lo  stesso ingombro volumetrico. Ai fini del calcolo dell’ingombro volumetrico non si tiene conto delle innovazione necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica;

c)gli   interventi    sottoposti   a  concessione,  qualora    siano  specificamente   disciplinati da piani   attuativi   che  contengano   precise  disposizioni   plano  volumetriche,  tipologiche, formali e costruttive,   la   cui   sussistenza    sia stata   esplicitamente   dichiarata  dal Consiglio comunale in    sede   di  approvazione   degli  s tessi  piani  o  di ricognizione di quelli vigenti;

d) i  sopralzi,  le  addizioni,  gli  ampliamenti  e  le  nuove  edificazioni  in  diretta  esecuzione di   idonei   strumenti   urbanistici   diversi   da  quelli   indicati   alla  lettera  c)  ma  recanti analoghe previsioni di dettaglio;

e) le varianti alle concessioni   edilizie   che  non   incidano sui  parametri

urbanistici e sulle   volumetrie, che non modifichino la destinazione  d’uso  e  la  categoria  edilizia,  non alterino  la sagoma   dell’edificio   e   non    violino le  eventuali prescrizioni contenute nella concessione;

f) i  mutamenti   di  destinazione   d’uso    di   immobili   o  loro parti,  che  non  comportino interventi   di   trasformazione dell’aspetto  esteriore, e di 

volumi  e  di superfici;   la   nuova destinazione   d’uso deve essere compatibile con le categorie consentite dalla strumentazione urbanistica per  le   singole  zone territoriali omogenee;

g) la realizzazione di impianti serricoli funzionali allo sviluppo delle attività agricole, di cui alla legge regionale 24 marzo 1995, n.8.

2. Per i beni  sottoposti ai vincoli di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.490, la realizzazione degli interventi previsti dal comma 1) è subordinata al rilascio dell’autorizzazione da parte delle Amministrazioni preposte alla tutela dei vincoli stessi, se prescritta.

3. Al momento della presentazione della denuncia di inizio attività, l’ufficio comunale competente all’esame della stessa comunica all’interessato il nominativo del responsabile del procedimento.

4.  Resta fermo l’obbligo di versare il contributo commisurato agli oneri di urbanizzazione ed al costo di costruzione delle opere da realizzare, ove tale contributo sia dovuto.

5. Il mutamento di destinazione d’uso senza opere, nell’ambito di categorie compatibili alle singole zone territoriali omogenee, è libero.

6. Il mutamento di destinazione d’uso, con opere che incidano sulla sagoma dell’edificio o che determinano un aumento plano volumetrico, che risulti compatibile, con le categorie edilizie previste per le singole zone omogenee è soggetto a concessione edilizia.

7. Il mutamento di destinazione d’uso, con opere che incidano sulla sagoma, sui volumi e sulle superfici, con passaggio di categoria edilizia, purché tale passaggio sia consentito dalla norma regionale, è soggetto a concessione edilizia.

8. Il mutamento di destinazione d’uso nelle zone agricole — zona E — è sempre soggetto a concessione edilizia.

 

ARTICOLO 3

Aree ricadenti nel demanio marittimo

 

 

1. Nelle aree ricadenti nel demanio marittimo ed attribuite in concessione ai sensi dell’art1, commi 1 e 2, del decreto legge 5 ottobre 1993, n.400, convertito in legge  4 dicembre 1993, n.494,ed ai sensi dell’articolo 10 della legge 16 marzo 2001 n.88 e successive modifiche ed integrazioni,  gli interventi edilizi sono disciplinati dalle disposizioni di cui agli artt. 1e 2, secondo

il rispettivo ambito di applicazione.

2. Alla scadenza della concessione demaniale, le aree di cui al comma 1 dovranno essere sgomberate, a spese del concessionario, dalle opere realizzate, e riconsegnate all’autorità competente.

3.  La disposizione di cui al comma 2 non si applica, in caso di rinnovo della concessione demaniale, qualora non siano state eseguite opere in difformità dalla concessione o da quanto indicato nella denuncia di inizio attività.

 

ARTICOLO 4

Interventi sostitutivi

 

 

1. Decorso inutilmente il termine per il rilascio della concessione edilizia, l’interessato può, con atto notificato o trasmesso in plico raccomandato con avviso di ricevimento, richiedere al competente organo comunale di adempiere entro il termine perentorio di quindici giorni dal ricevimento della richiesta.

2. Decorso inutilmente il termine di cui al comma precedente, l’interessato può inoltrare istanza al Presidente dell’Amministrazione Provinciale o della Comunità Montana per i Comuni il cui territorio è interamente montano, il quale, sostituendosi all’Amministrazione inadempiente, nomina, con proprio decreto, entro i quindici giorni successivi, un commissario ad acta.

3. Il Commissario ad acta, nel termine di trenta giorni dalla nomina, adotta il provvedimento conclusivo del procedimento afferente alla richiesta di concessione edilizia.

4. Il Commissario ad acta, nei cinque giorni dalla nomina, richiede il parere della commissione edilizia, ove prescritto dal regolamento edilizio comunale e qualora tale Collegio sia costituito, e la relazione dell’Ufficio Tecnico Comunale. Gli Organi interpellati trasmettono gli atti di rispettiva competenza entro dieci giorni dalla richiesta.

 5. Nel caso di inutile decorso del termine di cui al comma precedente, il Commissario ad acta può acquisire parere, anche rivolgendosi a professionisti esterni all’Amministrazione Comunale.

6. Il Commissario ad acta richiede, altresì, nello stesso termine previsto al comma 4, il parere della Commissione Edilizia Integrata, ove sia prescritto il rilascio di parere ambientale; in tal caso, la Commissione Edilizia integrata

provvede nel termine di dieci giorni.

7. Gli oneri finanziari relativi all’attività del Commissario di cui al presente articolo cadono direttamente a carico del Comune interessato.

 

ARTICOLO 5

Piani Attuativi dello strumento urbanistico generale in Comuni obbligati alla formazione del Programma Pluriennale di Attuazione

 Nei Comuni obbligati a dotarsi del Programma Pluriennale di Attuazione di cui all’art.13 della Legge 28 gennaio 1977, n.10, ed all’art.6 del Decreto Legge 23 gennaio 1982, n.9, convertito con modificazioni dalla Legge 25 marzo 1982, n.94, fino alla adozione del Programma medesimo e fatte salve le norme e procedure previste da strumenti territoriali sovracomunali, è consentita l’approvazione di piani attuativi, anche di iniziativa privata, qualora le opere di urbanizzazione primaria, previste negli stessi, siano funzionalmente collegabili a quelle comunali esistenti.

 

ARTICOLO 6

Norme in materia di parcheggi pertinenziali

 

1. La realizzazione di parcheggi, da destinare a pertinenze di unità immobiliare e da realizzare nel sottosuolo del lotto su cui insistono gli edifici, se conformi agli strumenti urbanistici vigenti, è soggetta a semplice denuncia di inizio attività.

2. La realizzazione di parcheggi in aree libere, anche non di pertinenza del lotto dove insistono gli edifici, ovvero nel sottosuolo di fabbricati o al pianterreno di essi, è soggetta ad autorizzazione gratuita,  anche in deroga agli strumenti urbanistici vigenti.

3. Nelle zone sottoposte a vincoli dal Decreto Legge 29 ottobre 1999, n.490, l’inizio delle opere è subordinato al rilascio delle prescritte autorizzazioni da parte delle Amministrazioni preposte alla tutela dei vincoli stessi.

4. Dell’inizio dei lavori concernenti la costruzione di parcheggi interrati deve, in ogni caso, essere informata, a cura del Committente o del Direttore dei Lavori, la Soprintendenza per i Beni Archeologici competente per territorio.

5. I parcheggi realizzati ai sensi del presente articolo non possono essere ceduti separatamente dall’unità immobiliare alla quale sono legati da vincoli pertinenziali. I relativi atti di cessione sono nulli.

6. Possono avanzare richiesta di autorizzazione  alla realizzazione di parcheggi anche imprese e cooperative di produzione e lavoro legittimate ai sensi dell’articolo 4 della Legge 28 febbraio 1985, n.10, che, a mezzo di atto d’obbligo registrato, si impegnino a vendere successivamente in regime di pertinenzialità i posti auto realizzati ai proprietari di esistenti unità immobiliari.

7. L’autorizzazione gratuita di cui al comma 2 scade decorsi 36 mesi dal suo rilascio. La mancata vendita in regime di pertinenzialità  dei posti auto di cui al comma 2  nel termine di 36 mesi dalla data di scadenza del procedimento autorizzatorio, costituirà, per la relativa parte dell’opera, difformità totale dal titolo autorizzatorio; in tale ipotesi si applicano le sanzioni amministrative previste dall’articolo 7 della  Legge 28 febbraio 1985, n.47.

8. La disciplina prevista dai commi precedenti prevale sulle disposizioni dei regolamenti edilizi comunali e si applica anche ai parcheggi la cui realizzazione sia già stata autorizzata precedentemente all’entrata in vigore della presente legge;  per questi ultimi il termine di 36 mesi previsto dal comma 7 decorre dal giorno successivo alla pubblicazione della presente legge sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

 

ARTICOLO 7

Modifiche alla Legge Regionale 28 novembre 2000, n.15

 

 

1. All’articolo 3, comma 1, della Legge Regionale 28 novembre 2000, n.15, le parole “alla data del 17 ottobre 2000” sono sostituite con le parole “ alla data di entrata in vigore della presente legge“;

2. All’articolo 3, comma 1, lettera b), della Legge Regionale 28 novembre 2000, n.15, alle parole “ preventivamente sanato ai sensi  della Legge 28 febbraio 1985, n.47, sono aggiunte le parole “ e della Legge 23 dicembre 1994, n.724 “.

 

ARTICOLO 8

Modifiche alla legge regionale 24 marzo 1995, n.8

 

 

Alla legge regionale 24 marzo 1995, n.8, sono apportate le seguenti modifiche:

a) il testo dell’art.9 è eliminato e sostituito dal seguente:

1. la realizzazione degli impianti serricoli di cui alla  presente è subordinata alla denuncia di inizio attività.

2.   Al   momento  della  presentazione  della  denuncia  di  inizio attività,  l’ufficio  abilitato  a  riceverla  comunica   all’interessato  il    nominativo  del responsabile del procedimento.

3.   Ove   la   realizzazione   degli  impianti  serricoli  impegni aree gravate    dai  vincoli  di  cui  al  comma 2 del precedente articolo 7, la realizzazione    degli   stessi   impianti   è  subordinata  al  rilascio  dell’autorizzazione  da    parte delle amministrazioni preposte alla tutela dei vincoli stessi.

b) L’articolo 11 è abrogato.

c) All’articolo 12, comma 1, le parole “l’autorizzazione di cui al  precedente  articolo  9, comma 2, è subordinata, altresì, alla presentazione al Sindaco” sono sostituite dalle parole “la denuncia di inizio attività di cui all’articolo 9 va corredata, oltre che dalla  documentazione prevista   dal comma 11 dell’articolo   4  del  decreto   legge  5  ottobre  1993,  n.398, convertito in legge 4 dicembre 1993, n.493, anche da”.

d) Il comma 2 dell’articolo 12 è abrogato.

e) L’articolo 13 è abrogato.

f) All’articolo  14, comma 1,  le parole “ senza la  prescritta  autorizzazione   sindacale,  o  in  assenza  della  comunicazione di cui ai commi 1 e 2 del precedente  articolo  9 ”  sono  sostituite dalle parole “ senza la denuncia   di  inizio attività di cui al precedente articolo 9”.

g) L’articolo 15 è abrogato.

 

ARTICOLO 9

Area Sorrentino — Amalfitana

 

 

Le disposizioni della presente legge trovano applicazione anche nei territori sottoposti alla disciplina di cui alla legge regionale 27 giugno 1987, n.35, e, in caso di contrasto, prevalgono sulle disposizioni di quest’ultima.

 

ARTICOLO 10

Abrogazione normative e disposizione transitoria

 

1. Sono abrogati il secondo comma dell’articolo 8 della legge regionale 16 ottobre 1978, n.39 e la legge regionale 7 gennaio 1983, n.11.

2. Le istanze di intervento sostitutivo inoltrate al Presidente della Giunta Regionale e per le quali non è stato nominato il Commissario ad acta alla data di entrata in vigore della presente legge sono trasmesse ai Presidenti delle Amministrazioni Provinciali e delle Comunità Montane competenti .

 

 

ARTICOLO 11

Dichiarazione d’urgenza

 

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

 

 

Formula Finale:

E’ fatto obbligo, a chiunque spetti, di osservarla come legge della Regione Campania.


Napoli, 28 novembre 2001


IL PRESIDENTE

 BASSOLINO

 

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