Avv. Antonio  Zecca
Studio Legale
 

 

Ministero della Giustizia
Ipotesi di modifica della legge delega di riforma dell’ordinamento giudiziario,
all’esito delle consultazioni intercorse con i rappresentanti dell’Anm
(Roma, 17 maggio 2002)

A seguito degli intercorsi con i rappresentanti dell’Anm, sono emerse alcune ipotesi di modifica del disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento giudiziario elaborato da questo ministero.

1. (articolo 2, comma 1, lettera a). Si ritiene corretto aggiungere, tra i titoli abilitanti all’accesso al concorso per uditore giudiziario, il conseguimento del diploma rilasciato dalle scuole di specializzazione per le professioni legali di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 398/97. Deve infatti tenersi conto del rilievo normativamente riconosciuto a tale titolo di studio. Appare inoltre opportuno specificare che non possono partecipare al concorso coloro che abbaino conseguito l’idoneità i un concorso bandito dalla pubblica amministrazione per il quale sia sufficiente il possesso della cosiddetta laurea breve in giurisprudenza (corso di studi della durata di anni tre).
2. (articolo 2, comma 1, lettera b). La possibilità di accedere alle funzioni di legittimità attraverso il sistema del cosiddetto «doppio binario», pertanto anche a mezzo concorso, resta confermata. Potrebbe comunque tenersi conto delle osservazioni dei rappresentanti della Anm. In tal senso, potrebbero abolirsi le cosiddette «qualifiche», anche nelle loro sottodistinzioni (uditore giudiziario [magistrato senza funzioni], magistrato di tribunale, magistrato di tribunale dopo tre anni, magistrato d’appello, ecc.), prevedendosi otto momenti di verifica della professionalità, in grado di incidere anche sulla progressione economica dei magistrati. Si ipotizza che la prima valutazione possa intervenire entro due anni dall’ingresso in carriera, la seconda dopo ulteriori tre anni, la terza dopo altri quattro anni, la quarta dopo ulteriori quattro anni, la quinta dopo altre tre anni,la sesta dopo ulteriori quattro anni, la settima dopo altri quattro anni e l’ottava dopo ulteriori quattro anni. Rispetto al sistema attualmente in vigore, la prima valutazione rilevante ai fini economici interverrebbe poco dopo il termine dell’uditorato, quando si è ora valutati per il conseguimento della qualifica di magistrato di tribunale; la quarta coincide con il periodo ora necessario per essere valutati ai fini dell’attribuzione della qualifica di magistrato d’appello; la sesta coincide con il periodo attualmente necessario perché si possa essere valutati ai fini dell’idoneità alle funzioni di legittimità od equiparate; la ottava coincide con il periodo attualmente necessario ai fini dell’idoneità alle funzioni direttive superiori.
Inoltre, si potrebbe prevedere che il giudizio espresso dal Csm in occasione di momenti di verifica, sia articolato in una valutazione: a) dei titoli del candidato (anche scientifici o accademici); b) della sua produttività; c) della professionalità dimostrata. In tale ultimo ambito, in particolare, deve attribuirsi rilievo alla partecipazione del magistrato ai corsi organizzati dalla Scuola della magistratura.
Le funzioni di legittimità potrebbero essere conferite, pertanto, in base alla progressione ordinaria di carriera (valutazione comparativa di merito tra gli aspiranti cha abbiano maturato almeno venti anni di servizio, effettuata dal Csm), oppure a seguito del superamento dell’istituendo concorso per titoli ed esami (cui potranno partecipare i magistrati che abbiano maturato almeno undici anni di esercizio delle funzioni). In quest’ultimo caso, il vincitore continuerà a percepire la retribuzione che gli compete in base all’anzianità maturata, e non quella che oggi corrisponde alla qualifica di magistrato di Cassazione, salva l’indennità di cui all’articolo 13 del disegno di legge.
3. (articolo 3, lettera c). La composizione del comitato direttivo della Scuola della magistratura potrebbe essere rivista, prevedendosi che due membri siano nominati dal Csm tra i magistrati ordinari; un componente sia nominato dal Csm tra i consiglieri di Cassazione, previa proposta del primo presidente della Suprema Corte; un membro sia nominato dal Csm tra i sostituti. Procuratori generali, previa proposta del procuratore generale presso la Suprema Corte; un componente sia un avvocato con non meno di quindici anni nell’esercizio della professione nominato dal Consiglio nazionale forense (Cnf); un membro sia un professore ordinario di università in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale (Cun), ed un componente sia nominato dal Ministro della giustizia.
4. (articolo 3, lettera g). Sembra opportuno specificare che i pareri da esprimersi dalla Scuola della magistratura, contenenti elementi di verifica attitudinale dei partecipanti ai corsi, siano modulati in considerazione della tipologia dei corsi medesimi.
5. Si introduce una lettera n) all’articolo 3, rispondendo all’esigenza, condivisa dall’Anm, di una più frequente valutazione della professionalità (complessivamente intesa) del magistrato, con un giudizio rimesso al Csm, sulla base di vari elementi, tra i quali i pareri espressi dalla scuola rappresentano soltanto una componente e non certo l’unica, ben potendosi, quindi, valorizzare non solo l’attività scientifica o didattica del magistrato, ma anche – e soprattutto – la produttività e, più in generale, l’attività complessivamente svolta. Può quindi prevedersi che il Consigli superiore operi le verifiche di professionalità dei magistrati all’atto del conferimento delle funzioni, dopo quattro anni da questo e, successivamente, al settimo, al tredicesimo, al sedicesimo, al ventesimo, al ventiquattresimo ed al ventottesimo anno di esercizio delle funzioni, tenendo conto della attività scientifica, della produttività e dei pareri conseguiti nell’ambito dei corsi organizzati dalla Scuola per la magistratura.
6. (articolo 4, lettera f). Ha fondamento la proposta dell’Anm secondo cui la composizione di consigli giudiziari deve risultare aumentata, tenuto anche conto del previsto ampliamento delle loro attribuzioni, nei distretti di Corte d’appello in cui presti servizio un numero di magistrati che si ritiene equo indicare in non meno di 350. In base all’attuale pianta organica della magistratura, si tratta di otto distretti. In questi ultimi, la composizione dei consigli potrebbe essere elevata da nove (i due membri di diritto – Presidente della Corte d’appello e Procuratore Generale – tre magistrati, un avvocato, un professore universitario, due componenti nominati dai consigli regionali) ad undici componenti (elevandosi a cinque il numero dei magistrati), ampliandosi in questi ultimi distretti di Corte d’appello pure il numero dei componenti supplenti del consiglio giudiziario. Sembra anche opportuno prevedere che gli avvocati ed i professori universitari, nominati dai rispettivi organi rappresentativi, possano partecipare alle deliberazioni di cui alla lettera r), numeri 1, 4 e 5, relative all’organizzazione del funzionamento del servizio giustizia (inclusa l’approvazione delle tabelle degli uffici giudiziari), ma non alle deliberazioni attinenti allo status dei magistrati. Appare ancora opportuno prevedere la presenza nei consiglio giudiziari di un rappresentante dei giudici di pace (sempre con competenza a partecipare alle deliberazioni di cui alla lettera r), numeri 1, 4 e 5), in forma stabile, anziché relativamente alla sola conferma in servizio dei giudici di pace per il secondo quadriennio, ed alle questioni attinenti alla decadenza, dispensa e sanzioni disciplinari relative a giudici di pace, come è ora previsto dagli articoli 7, comma 2bis, e 9, comma 4, legge 374/91 (l’elezione del rappresentante è disciplinata all’articolo 16, dpr 198/00). Restano fermi tutti i limiti derivanti dalla natura onoraria del giudice di pace.
7. (articolo 5, lettera d). Il limite assoluto all’esercizio di funzioni requirenti e giudicanti nell’ambito del medesimo distretto, potrebbe essere mitigato prevedendosi che il magistrato possa eserciate le funzioni diverse nel medesimo distretto ed anche nel medesimo ufficio, ma sol quando siano trascorsi almeno dieci anni dalla cessazione dell’esercizio in quel luogo delle diverse funzioni.
8. (articolo 7). La formula utilizzata nella delega relativa alla tipizzazione degli illeciti disciplinari ha suscitato perplessità nell’Anm perché sembra troppo generica. Sarebbe, comunque, possibile meglio specificarla, tenendosi conto di alcune indicazioni ricavabili dal progetto elaborato dell’allora ministro Flick (disegno di legge 1247bis/S, XIII legislatura), integrare con gli elementi desumibili dalla giurisprudenza delle sezioni unite civili della Corte di cassazione in tema di illecito disciplinare.
Considerato che sono soggette a valutazione sotto il profilo disciplinare le condotte tenute dal magistrato sia nell’esercizio delle funzioni che al di fuori di esse, potrebbero rientrare nella prima categoria, ad esempio, quelle che violano i doveri di imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità (con particolare riferimento alla loro finalizzazione a procurare danno o vantaggio alle parti ed a terzi). Nella seconda categoria potrebbero essere inclusi comportamenti quali l’uso della qualità di magistrato per conseguire ingiusti vantaggi, l’integrazione in associazioni che per i vincoli imposti risulti incompatibile con l’esercizio di funzioni giudiziarie in condizioni di indipendenza, autonomia ed imparzialità; nonché ogni altro comportamento tenuto in pubblico che risulti idoneo a compromettere in modo grave la credibilità della funzione giudiziaria.
9. (articolo 10, comma 2 e seguenti). Si ipotizza di prevedere che la commissione speciale per le funzioni di legittimità, che rimarrebbe un organo distinto dal Consiglio superire anche se allocato presso di esso, sia composta da un presidente di sezione della Suprema Corte e dal direttore dell’ufficio del ruolo e del massimario (e non da due magistrati che semplicemente esercitano le funzioni di legittimità, come è previsto nell’attuale disegno di legge), da un avvocato generale presso la Corte di cassazione e da due professori ordinari di università in materie giuridiche. I componenti sarebbero nominati dal Csm (nel progetto, invece, si prevede che il Consiglio superiore li scelga in una lista predisposta dal Ministro della giustizia, articolo 10, comma 3).
10. (articolo 13). La norma, di per sé, contiene una antinomia. Si prevede, infatti, in rubrica la corresponsione di una indennità di trasferta (anche) ai magistrati ordinari che esercitano le funzioni di legittimità, ma si dispone poi che l’indennità sia corrisposta per il sol fatto che il magistrato sia investito dell’esercizio di dette funzioni, anche se non deve affrontare alcuna trasferta perché risiede a Roma. La norma interessa, però, consolo i magistrati ordinari che esercitano funzioni di legittimità, ma anche i magistrati del Consiglio di Stato e delle sezioni centrali della Corte dei conti, e dovrebbe essere estesa pure all’Avvocatura generale dello Stato. Potrebbe essere, pertanto, inopportuno provvedere a modifiche unilaterali (o chiarendo che si intende prevedere una indennità di funzione, oppure disponendone la corresponsione a coloro che abitano ad una certa distanza da Roma) che coinvolgerebbero pure magistrati non ordinari, e sembra preferibile che la questione sia prima portata all’esame del comitato intermagistrature.
 

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