Studio legale
Avv. Antonio  Zecca
 

 

art.353 C.p.:


 

 

 

Cass. Pen. Sezione VI, Sentenza 30 settembre - 23 novembre 1998 n.12238

      Il reato di cui all’art. 353 del C.p. non è configurabile nell’ipotesi di contratti conclusi dall’amministrazione a mezzo di trattativa privata, a meno che la trattativa privata, al di là del nomen iuris, si caratterizzi per la presenza di una vera e propria “gara”, sia pure informale, definibile, secondo la terminologia in dottrina o in giurisprudenza, come “gara ufficiosa” o “di consultazione” (o “di sondaggio” o “esplorativa”) il che si verifica allorché, vuoi da parte delle norme interne della singola amministrazione, vuoi da parte della stessa disciplina primaria del settore, si realizzi una vera e propria “procedimentalizzazione” di gare “ufficiose” o di “consultazione” finalizzate all’individuazione del contraente, attraverso la previsione di regole procedurali per il loro svolgimento: dalla presentazione di offerte scritte da parte degli interpellati, alla segretezza di tali offerte (da pubblicarsi contestualmente), all’indicazione dei criteri di selezione delle offerte (elemento, quest’ultimo che delimita fortemente i confini di discrezionalità dell’amministrazione nella scelta del contraente). 

La rilevata “procedimentalizzazione” consente di affermare che ci si trova in presenza di una vera e propria “gara” non dissimile da quella che caratterizza il pubblico incanto e la licitazione privata, nella quale vengono in evidenza le medesime esigenze di garanzia dei principi di imparzialità trasparenza e correttezza nella scelta del contraente che stanno alla base della tutela penale apprestata dall’articolo 353 C.p.:

in tale situazione, quindi, può e deve trovare applicazione il disposto di tale norma sanzionatoria, attraverso un’interpretazione non analogica (vietata in sede penale) ma, semplicemente estensiva, tenuto conto della ratio della previsione incriminatrice, rivisitata in chiave d’attualità (da queste premesse è stata annullata la sentenza di condanna per il reato de quo in una fattispecie in cui si era proceduto con le forme della trattativa privata preceduta da un interpello di alcune ditte, proprio sul rilievo che, diversamente da quanto ritenuto dal giudice di merito, doveva escludersi la presenza di una vera e propria “gara di consultazione”, “procedimentalizzata” nei termini su esposti: al di là, infatti, di alcuni adempimenti formali che dovevano caratterizzare le offerte, del termine perentorio entro il quale dovevano pervenire, della specializzazione nel settore specifico delle ditte invitate e della circostanza che le offerte dovevano essere esaminate contestualmente con redazione del relativo verbale, nessun riferimento era stato fatto a prestabiliti “criteri selettivi” per l’individuazione del potenziale contraente, e, quindi, nessun vincolo veniva posto per l’amministrazione conferente, con l’effetto che l’interpello era stato funzionale solo a una semplice comparazione di offerte o ad una mera indagine di mercato e la trattativa era rimasta svincolata, invece, da ogni schema concorsuale).

 

Cass. Pen. Sezione. 6^ Sentenza n. 20282 del 18/05/2001 (UD.24/04/2001)

Integra il reato di abuso d'ufficio (art.323 C.p.) la condotta degli amministratori di un Comune che, in violazione della previsione di legge (art.87 del T.U. legge comunale e provinciale) riguardante l'obbligo per la pubblica amministrazione di scegliere i propri contraenti secondo le regole dell'evidenza pubblica, abbiano proceduto all'affidamento diretto dei lavori (nella specie, per la sistemazione del lido comunale) ad una impresa.

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