Studio  Legale
Avv. Antonio  Zecca
 

 

 

 

 

art.309 C.p.p.


 

Cass. Pen.  Sezione sesta – Sent. 2 aprile - 17 maggio 2004, n. 23080

 

Osserva in fatto ed in diritto

 

1. L’indagata, raggiunta da ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari, ricorre per cassazione, lamentando carenza ed illogicità della motivazione.

2. Con il primo motivo, la ricorrente si duole del fatto che i giudici del riesame abbiano incorporato nel loro provvedimento taluni passaggi propri dell’ordinanza custodiale, senza accorgersi del sostanziale contrasto insorto fra quelle enunciazioni e le loro premesse. Così, i giudici avrebbero fondato, a suffragio di due diverse ipotesi accusatorie (quella di cui al capo CC, che si assume avvenuto in Roma, e quella di cui al capo QQQQ, che si assume consumata in Riccione), le medesime conversazioni telefoniche, le quali si riferirebbero ad un unico episodio.

3. Con il secondo motivo la ricorrente affronta la nota tematica del consumo di gruppo. Sostiene che i giudici di merito avrebbero respinto quella tesi a causa di un grave travisamento del fatto, consistito nell’esaminare del tutto erroneamente alcune intercettazioni telefoniche, non contestate neppure all’indagata dalla pubblica accusa, dimostrative soltanto del fatto che l’indagata sia una assidua consumatrice della sostanza. Rappresenta, inoltre, l’incoerenza logica del ragionamento seguito dai giudici del merito, i quali, dopo aver posto una premessa interpretativa rispetto ad un dato accadimento, tralasciano l’analisi di quel fatto, per prenderne in considerazione altri. Segnala, infine, illogica motivazione con riferimento a talune espressioni gergali usate nel corso delle conversazioni telefoniche intercettate, le quali vengono nello stesso provvedimento interpretate sia nel loro significato simbolico, sia nel loro significato letterale.

4. Con il terzo motivo la ricorrente si duole dell’apoditticità del ragionamento offerto dai giudici di merito in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari, dettato, a suo dire, più da pregiudizi morali che da una corretta interpretazione delle norme.

5. Il quarto motivo attiene all’assenza di motivazione sui criteri di proporzionalità ed adeguatezza della misura.

6. Il quinto riguarda l’illogicità della motivazione, nella parte in cui il Tribunale, ha respinto l’eccezione mossa con riferimento all’articolo 309, comma 5, sostenendo l’omessa indicazione specifica, da parte della difesa, degli elementi favorevoli.

7. Con atto datato 29 marzo 2004, poi, la difesa dell’indagata, richiamandosi all’articolo 311, comma 4, Cpp, precisa e ribadisce ulteriori illogicità rinvenibili nel provvedimento gravato.

8. Il ricorso è fondato.

9. Con riferimento alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, effettivamente risulta dal provvedimento impugnato che i capi CC e QQQQ sono stati analizzati come riproducenti fatti distinti ed autonomi, benché appaiano fra loro sovrapponibili, sia per il coinvolgimento delle stesse persone fisiche, sia per l’identico lasso temporale in cui i contatti telefonici avvennero.

10. Quanto, poi, alla dedotta questione dell’uso di gruppo della sostanza stupefacente, l’enunciato teorico dal quale prende le mosse il provvedimento del Tribunale – condiviso in astratto da questa Corte – risulta sconnesso rispetto alla concreta verifica del contenuto significante delle conversazioni telefoniche. Anzi, alcune di esse (quella con l’amica ..... : «appena arrivi ti do i soldi»; l’altra, in cui si fa riferimento gergale all’amico notaio) pur citate dal Tribunale a suffragio della sua tesi, sembra che accreditino ipotesi difformi da quelle formulate dai giudici di merito, o comunque non inconciliabili con la tesi difensiva dell’uso di gruppo. Sul punto, è doveroso segnalare manifesta carenza motivazionale.

11. Anche con riguardo alla sussistenza delle esigenze cautelari, il provvedimento impugnato merita censura.

12. Il giudizio prognostico formulato dai giudici di merito risulta, invero, apodittico, nella sua genericità. Tentando di estrapolare dal complesso argomentare dell’estensore i contenuti logici del percorso seguito dai giudici di merito, si evince che i pericolo di recidiva per la ... è individuabile nel fatto che ella è stata un canale abituale di approvvigionamento di droga per altre persone e che, pertanto, sarebbe in grado di reiterare tali condotte criminose. Sennonché, se si escludono i contatti telefonici dell’indagata allo scopo di acquistare droga per suo uso personale, non sembra possibile enucleare dalle indagini nel loro complesso, né dalle conversazioni indicate dal Tribunale, alcun carattere di abitualità nel procacciare droga per altre persone. Occorre, dunque, sul punto una rilettura critica degli atti di causa, allo scopo di verificare se sia desumibile aliunde l’adozione di simili sistematiche condotte. Per altro verso, la gravità dei comportamenti dell’indagata sarebbe dimostrata dal fatto che ella ebbe rapporti frequenti con x x, giudicato soggetto pericoloso perché dedito con professionalità allo spaccio. Ora, a parte la considerazione che chiunque abbia necessità di approvvigionarsi di droga entra inevitabilmente in contatto con persone dedite stabilmente allo spaccio della sostanza, l’adozione di clausole di stile, apodittiche quanto generiche, balza agli occhi con evidenza sol che si pensi che le modalità esecutive e le circostanze del fatto, pur richiamate astrattamente nel provvedimento, non vengono specificamente indicate, né spiegate alla luce di situazioni concrete correlate con i fatti.

13. Occorre, in conclusione, una complessiva rivisitazione da parte del giudice del rinvio, che tenga conto degli indicati rilievi critici. Le esposte ragioni assorbono gli altri motivi di ricorso, pure esposti dalla difesa; esse conducono all’annullamento con rinvio del provvedimento impugnato.

 

PQM

 

Annulla l’impugnata ordinanza e rinvia per nuova deliberazione al Tribunale di Roma.

 

 

Cass. pen., Sez.un., 26/02/2003, n.18751

Il termine per la proposizione della richiesta di riesame dell'ordinanza che dispone una misura coercitiva decorre, per il difensore dell'imputato, dal giorno in cui gli è stato notificato l'avviso del relativo deposito a norma dell'art. 309 c.p.p., comma 3, e non da quello della sua partecipazione all'interrogatorio previsto dall'art. 294 c.p.p. o di altro evento che faccia presumere la sua conoscenza, altrimenti conseguita, del provvedimento medesimo. (In motivazione la Corte ha precisato che equivale alla notifica dell'avviso di deposito qualsiasi atto che, offrendo pari certezza legale di accessibilità agli atti del procedimento, esonera il giudice dal dovere di accertare la conoscenza reale, da parte del destinatario di esso, di tutto quanto è oggetto di deposito).
 

 

Cass. pen., Sez.I, 25/02/2003, n.10383

La dichiarazione di rinuncia alla sospensione feriale dei termini formulata dall'imputato nel procedimento principale non si estende automaticamente al procedimento incidentale di riesame, con la conseguenza che il termine stabilito dall'art. 309 c.p.p., comma 9, inizia a decorrere dal momento in cui tale rinuncia sia portata a conoscenza del giudice del riesame.
 

 

Cass. pen., Sez.III, 24/01/2003, n.9065

In tema di riesame, qualora l'imputato sia assistito da due difensori, l'avviso della data dell'udienza camerale deve essere dato ad entrambi e non solo al difensore che abbia sottoscritto la relativa richiesta, con la conseguenza che l'omesso avviso ad uno solo dei due difensori dà luogo ad una nullità di ordine generale a regime intermedio. (In applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del tribunale, pronunciata nonostante l'altro difensore, presente all'udienza, avesse dedotto la relativa eccezione entro i termini fissati dall'art. 182 c.p.p., comma 2).
 

 

Cass. Pen. SS. UU. Sent. 8881 del 07/03/2002 (CC.30/01/2002)

Nel procedimento di riesame l'inosservanza del termine di tre giorni liberi che devono intercorrere tra la data di comunicazione o notificazione dell'avviso di udienza e quella dell'udienza stessa e' causa di nullità generale (a regime intermedio) dell'atto che, se tempestivamente eccepita, ne impone la rinnovazione, non essendo sufficiente la concessione di un ulteriore termine ad integrazione di quello originario. (Fattispecie relativa a procedimento di riesame di sequestro probatorio).

 

 

Cass. pen., Sez.II, 08/07/2002, n.41076

Il principio di cui all'articolo 309, comma 10, c.p.p., in forza della quale l'ordinanza applicativa della custodia cautelare perde efficacia se gli atti non pervengono al tribunale del riesame nel termine di cinque giorni previsto dal comma 5 dello stesso articolo 509, applicato all'interrogatorio dell'indagato concerne la sola ipotesi in cui manchi la trasmissione sia della trascrizione dell'interrogatorio fonoregistrato sia del verbale in forma riassuntiva; per evitare la sanzione processuale, quindi, è sufficiente, pur in mancanza di trascrizione, anche la sola trasmissione del verbale riassuntivo, la cui funzione è proprio quella di garantire che l'interrogatorio è stato reso e che la registrazione è contenuta nei supporti magnetici, e che, come atto redatto da pubblico ufficiale a scopo di documentazione, è dotato di pieno valore probatorio.

 

Cass. pen., Sez.VI, 07/01/2002

In tema di procedimento di riesame, quando la relativa istanza sia presentata negli uffici del carcere da persona detenuta nelle forme di cui all'art. 123 c.p.p., il termine massimo di 15 giorni di cui ai commi 5 e 9 dell'art. 309 c.p.p. per pervenire alla decisione sulla richiesta di riesame inizia a decorrere dal momento in cui la richiesta sia ricevuta dal direttore dell'istituto di custodia o di internamento.
 

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